Riflessioni sulla Volontà, il Libero Arbitrio e il Conflitto tra Causalità e Casualità.


In cosa io credo fermamente, detto con un semplice linguaggio filosofico da chi conosce perfettamenge il mio pensiero.
La visione antropomorfica della Volontà.
Non aderisco all’idea che la Volontà, concetto ontologico di radice antichissima, sia da rappresentarsi come un’entità antropomorfa. Non attribuisco a tale principio una sembianza senile, con lunghi capelli canuti e barba bianca, coronata da un triangolo equilatero, figura simbolica ricorrente, né lo vedo vestito con un’ancestrale palandrana, seduto su eteree nuvolette bianche, circondato da putti alati e accompagnato da una schiera di esseri celesti. Questi sono racconti puerili, destinati a coloro che non hanno ancora subito quella che Immanuel Kant definirebbe una “necessaria evoluzione culturale“. Secondo Kant, la ragione deve trascendere le forme sensibili per afferrare la realtà noumenica, quella al di là delle apparenze.
(Quando si parla di qualcosa come “noumenico” o “noumenica“, ci si riferisce a quella dimensione della realtà che è al di là dell’esperienza sensibile e che può essere concepita solo a livello puramente intellettuale o razionale.)
Il ritorno delle anime disincarnate.
Non abbraccio la credenza che le anime disincarnate, prive di corpo, siano animate da un desiderio irrefrenabile di ritornare in questo mondo materiale per comunicare con i loro congiunti, servendosi di intermediari come medium, cartomanti, o veggenti. Questa è una visione che sfiora il ridicolo, portandoci a vaneggiare su dimensioni spirituali che non sono accessibili alla ragione pura, come avrebbe suggerito lo stesso David Hume, scettico nei confronti della metafisica tradizionale.
La Volontà creatrice ineffabile.
Esiste, invece, una Volontà creatrice che sfugge a ogni tentativo di rappresentazione grafica o iconografica, e ancor meno può essere ingabbiata entro i limiti del pensiero filosofico tradizionale. Questa Volontà è ineffabile, come sostenuto da Arthur Schopenhauer, per cui il mondo è manifestazione della Volontà cieca e irrazionale. Essa ci ha destinati a questa esistenza terrena, dotandoci di intelletto, autocoscienza e libero arbitrio, strumenti con cui possiamo discernere il bene dal male, rendendoci così completamente responsabili delle nostre azioni.
Vita oltre la vita.
Credo che se esiste una continuità dell’essere al di là della vita, ciò che accade in questo piano terreno debba avere un’influenza determinante sulla nostra esistenza futura. Questo concetto richiama l’idea di una giustizia cosmica, che riecheggia nella filosofia platonica, dove le azioni dell’anima, nel mondo delle idee, determinano il suo destino post mortem.
Il libero arbitrio e la sua limitatezza.
Nel libero arbitrio credo, ma con la consapevolezza che esso sia esercitabile solo entro i confini di una ristretta sfera personale. Questo ricorda la limitatezza dell’autonomia descritta da Jean-Paul Sartre, per il quale l’uomo è condannato a essere libero, ma la sua libertà è sempre situata, cioè condizionata dalla sua situazione esistenziale. Tuttavia, questa libertà diventa progressivamente più ampia per coloro che ascensionano lungo la scala gerarchica del potere politico, economico e religioso. Per costoro, le responsabilità aumentano proporzionalmente, culminando in una presa di responsabilità ultima, che riflette il concetto di “peso della libertà” di Sartre.
Conflitto tra causalità e casualità.
La legge della causalità, che ci fa percepire il mondo come un sistema ordinato di cause ed effetti, entra in aperto conflitto con il concetto di casualità, la quale introduce l’elemento del disordine e dell’indeterminatezza. Questo conflitto è particolarmente scomodo per gli atei, che si trovano a dover conciliare un universo privo di un principio ordinatore con l’evidenza empirica di una struttura causale. Qui si può richiamare il pensiero di Friedrich Nietzsche, che denunciava l’assurdità di un mondo governato dal caos in assenza di una volontà divina ordinatrice. La causalità, fondamento della scienza e del pensiero logico, non può esserein nessun modo riconciliata con la casualità, che implica un’assenza di scopo e di senso ultimo, portando a una visione del mondo tragica e nichilista, tanto scomoda per chi rifiuta una dimensione trascendente.
Il caso.
Inoltre: Affermare che il “caso” possa essere la spiegazione unica e definitiva per la creazione di qualcosa con uno scopo preciso è, scientificamente irrazionale. La scienza ci mostra che il caso da solo non è sufficiente a spiegare la complessità e l’ordine che osserviamo nel mondo naturale.
In altre parole: Il Secondo Principio della Termodinamica afferma che in un sistema isolato, l’entropia totale tende ad aumentare nel tempo. In altre parole, i sistemi naturali evolvono verso uno stato di maggiore disordine e caos. Questo principio scientifico rende chiaro che il disordine aumenta spontaneamente, mentre l’ordine richiede un’azione o un intervento.
Il secondo prncipio della trmodinamca.
Applicato alla questione del “caso” come forza creatrice di strutture complesse, il Secondo Principio della Termodinamica suggerisce che è impossibile che il caso, da solo, possa generare ordine o strutture complesse con uno scopo specifico. Se lasciati al caso, i sistemi tenderebbero verso il disordine, non verso l’ordine.
Quindi, invocare il caso come spiegazione unica per la creazione di qualcosa di strutturato e funzionale è in diretto conflitto con il Secondo Principio della Termodinamica, che ci insegna che l’aumento dell’ordine richiede energia e processi regolati. Questo rende l’idea che il caso possa creare da solo qualcosa con uno scopo non solo irrazionale, ma anche scientificamente insostenibile.
Vedi anche: https://www.pittografica.it/esiste-o-non-esiste/
Consultazioni e ricerche eseguite dal dott. Zeno Pagliai su fonti ritenute affidabili: https://www.pittografica.it/fonte-delle-informazioni/
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👨⚕️ Dr Zeno Pagliai- Medico, blogger e content creator indipendente da Roma, attivo dal 2020. Autore di centinaia e centinaia di articoli scritto con stile satirico e provocatorio.
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