LA GRANDE ODONTOIATRIA CHE FINE HA FATTO?

RIASSUNTO: La sostanza dell’odontoiatria non è cambiata in dieci anni, e in un secolo è cambiata meno di quanto si racconti. Quello che cambia è il professionista: sempre più frazionato in una sola branca, sempre meno capace di guardare il paziente nel suo insieme e sempre meno allenato con le mani. L’editoriale ripercorre la storia della professione e spiega perché questa frammentazione danneggia i giovani colleghi, i conti degli studi e soprattutto chi si siede sulla poltrona.
Editoriale di denuncia scritto da un medico odontoiatra che è stato anche odontotecnico. L’odontoiatria di dieci anni fa è identica a quella di oggi, e in un secolo la tecnica ha cambiato pochissimo: dopo il caos dei barbieri e dei meccanici dentisti, il riordino del 1928, la turbina, i compositi, la zirconia, gli impianti e i fresatori digitali nei laboratori. Oggi cambia la parcellizzazione, che l’autore chiama «castrazione professionale». Conseguenze: giovani odontoiatri con poca manualità e senza possibilità di dirigere uno studio, titolari dipendenti dai consulenti esterni, un presidio come la diga d’isolamento trascurato da molti, pazienti esposti ai rischi di una visione parziale. Il percorso dell’autore dal laboratorio alla laurea fa da testimonianza. Chiude con un riepilogo filosofico e con l’invito a cercare IL DENTISTA.
EDITORIALE
Tempo di lettura: 22 minuti
Dieci anni fa un dentista poteva ancora essere un dentista. Oggi rischia di essere un ingranaggio. Ecco perché la domanda va posta senza giri di parole: La Grande Odontoiatria che fine ha fatto?
Non sono finiti i pazienti e non è finita la medicina. È finita, o quasi, la figura del professionista capace di guardare la bocca nel suo insieme, di mettere le mani su ogni problema e di scegliere, tra tutte le soluzioni possibili, quella giusta per quella persona.
UN’ODONTOIATRIA CHE NON È CAMBIATA 🦷
Sgombriamo il campo da un equivoco comodo: l’odontoiatria di dieci anni fa non era diversa da quella di oggi. Era esattamente eguale. Stessa biologia, stessi principi clinici, stesse branche. Chi racconta una frattura netta tra l’ieri e l’oggi racconta una favola, e di solito la racconta a chi deve comprare qualcosa.
Cambia, semmai, il modo in cui la professione viene distribuita. L’odontoiatria si è fatta parcellizzata, spezzettata in compartimenti stagni. È questo l’unico vero cambiamento, e non è un progresso. Per questo la domanda La Grande Odontoiatria che fine ha fatto? non riguarda la scienza, ma gli uomini che la praticano.
L’ODONTOIATRIA DI UN GLORIOSO PASSATO 🏺
Per capire dove siamo bisogna sapere da dove veniamo. La storia dell’odontoiatria italiana non comincia con le cliniche e nemmeno con i fresatori. Comincia con il caos.
IL CAOS PRIMA DELL’ORDINE ⚖️
C’è stato un tempo in cui chiunque poteva mettersi impunemente a curare, a cavar denti e a far dentiere. Erano i barbieri che, tra una barba e l’altra, praticavano anche l’odontoiatria, ma chiunque poteva farsi dentista. Lo facevano anche quelli che allora si chiamavano «meccanici dentisti», coloro che costruivano materialmente le protesi dell’epoca.
A mettere ordine intervenne, nel 1928, sotto il governo di Mussolini, il regio decreto 31 maggio 1928, n. 1334 sulle arti ausiliarie delle professioni sanitarie. Quel decreto istituì la figura dell’odontotecnico e stabilì che potesse costruire protesi soltanto su modelli tratti dalle impronte fornite dai medici chirurghi e dagli abilitati all’esercizio, senza compiere alcuna manovra nella bocca del paziente, nemmeno in presenza del medico. L’odontoiatria restava riservata ai medici chirurghi e a chi la legge abilitava.
Per chi già esercitava ci fu una sanatoria, come era già avvenuto con la legge del 1912. Per tutti gli altri, divieto assoluto. Il decreto del 1928 regola ancora oggi l’attività dell’odontotecnico. Ma i meccanici dentisti venuti dopo non ne vollero sapere e continuarono imperterriti a fare ciò che era loro vietato.
UNA SCIA DI ABUSI CHE ARRIVA A OGGI 🚫
Questa scia di abusi continua ancora oggi. La stima più citata, quella della Commissione Albo Odontoiatri e dei Nas, parla di circa 15.000 dentisti abusivi in Italia. Le stime variano da fonte a fonte, ma l’ordine di grandezza è questo.
Sembra inoltre che agli odontotecnici abusivi si siano aggiunte anche le assistenti e le igieniste. Me ne ha dato testimonianza diretta un collega, professore universitario a Bari in pensione, che alcuni anni fa ha dovuto denunciare la sua assistente e la sua igienista. Si era accorto che, quando lui non era presente in studio, le due signorine si davano molto da fare a sua insaputa.
I DENTISTI DI ALTISSIMO LIVELLO 🏆
Anche in quel lontano passato, compatibilmente con le attrezzature disponibili, esistevano dentisti di altissimo livello. Preparare i monconi con il trapano a pedale non era cosa facilissima, ma con la tecnica giusta e tanta pazienza ottenevano risultati che sarebbero eccellenti anche oggi.
Era però un’odontoiatria di nicchia, riservata alle persone molto facoltose. Al resto della gente restavano le estrazioni di massa, le protesi parziali di resina e le dentiere. Oppure non restava che mangiare pappette.
LA TURBINA E LE UOVA CRUDE 🥚
La rivoluzione vera arrivò con il trapano a turbina. Ricordo che i dentisti di allora si esercitavano a scolpire i gusci delle uova crude: abituati alla rudezza del trapano elettrico, dovevano stare attenti a non sfondare il guscio. Può sembrare strano, ma facevano proprio questo.
DALL’AMALGAMA AI COMPOSITI 🔬
In seguito arrivarono i compositi, che sostituirono le amalgame in argento e mercurio. Una buona, e dico buona, ricostruzione in amalgama richiedeva non solo molta sveltezza, ma anche una manualità non comune.
POI QUASI NIENTE 🕰️
Dopo di allora non ci furono altre vere rivoluzioni fino alla zirconia, alla diffusione degli impianti a vite e, in laboratorio, ai fresatori digitali di cui dirò tra poco. Il resto è rimasto più o meno eguale fino ai nostri giorni, a parte qualche materiale innovativo, gli alesatori al nichel-titanio, gli strumenti per l’endodonzia e un’indagine radiografica più raffinata.
Lo stereomicroscopio esisteva già vent’anni fa, e ne avevo uno anch’io. Lo riservavo alla ricerca dei canali nascosti dei sesti superiori, cioè dei primi molari, e alla rifinitura dei monconi.
In un secolo la tecnica ha cambiato pochissimo. La domanda La Grande Odontoiatria che fine ha fatto? nasce da qui: l’odontoiatria è la stessa, ma non è più lo stesso chi la pratica.
LA VERA RIVOLUZIONE È NATA IN LABORATORIO ⚙️
Una rivoluzione, però, c’è stata. Solo che non è avvenuta dove la si racconta. Si è compiuta circa dieci anni fa nei laboratori odontotecnici, dove i fresatori digitali hanno cambiato radicalmente il modo di fare le protesi.
La macchina ha trasformato il manufatto. Non ha toccato il principio clinico, e nello studio la medicina è rimasta medicina. Confondere l’una cosa con l’altra è l’errore preferito di chi vuole far passare per progresso ciò che è soltanto organizzazione commerciale.
IL DENTISTA CHE VEDEVA TUTTO 👁️
Fino a ieri i dentisti praticavano tutte le branche odontoiatriche e avevano una visione olistica dell’intero apparato. Potevano vedere e trattare personalmente il paziente da ogni punto di vista, e scegliere quale fosse la soluzione più adatta a quella persona.
Chi sa fare tutto non è obbligato a proporre ciò che sa fare. Propone ciò che serve. Tutto il valore della Grande Odontoiatria sta in questa libertà di scelta, che nasce solo dalla competenza completa.
SEI ANNI PER UN DECIMO: LA CASTRAZIONE PROFESSIONALE ✂️
Veniamo al punto che a mio parere è il più grave. La super specializzazione, così com’è oggi, non è altro che castrazione professionale.
Pensiamoci. Un giovane studia sei lunghissimi anni per diventare odontoiatra e poi si limita a praticarne il 10 per cento, e anche meno. Sei anni di studio per esercitare un decimo della professione. Una formazione completa, ridotta in partenza a una frazione di ciò che potrebbe essere.
Si può chiamare perfezionamento. Io lo chiamo mutilazione, perché a un professionista a cui si insegna a vedere solo un pezzo di bocca si toglie la possibilità di curare il paziente intero.
UN’UNIVERSITÀ CHE INDIRIZZA VERSO UNA SOLA BRANCA 🎓
Dove nasce questa mutilazione? A mio parere nell’indirizzo che i giovani odontoiatri ricevono dall’Università. Vengono spinti a interessarsi di una sola branca, e così vengono male e colpevolmente indirizzati.
Dico colpevolmente perché chi forma dovrebbe sapere dove porta la strada che indica. Porta a professionisti completi sulla carta e incompleti nella pratica, costretti ad appoggiarsi ad altri per tutto ciò che sta fuori dal proprio recinto.
LA MANUALITÀ DEL DENTISTA È FONDAMENTALE ✋
C’è una verità che nelle aule universitarie si dice troppo poco e negli studi si conosce benissimo: il dentista vale quanto valgono le sue mani. La diagnosi, il piano di cura, la scelta dei materiali servono a rendere possibile ciò che le mani eseguono. Da soli non curano nessuno.
UNA PROFESSIONE CHE SI FA CON LE MANI 🖐️
Quella del dentista non è una professione propriamente intellettuale. È primariamente manuale. Lo dico senza sminuire lo studio, indispensabile, ma per rimettere le cose nel giusto ordine: l’intelletto indica dove andare, la mano è l’unica che ci arriva.
Un’otturazione, una preparazione, il ritocco di un margine protesico: la differenza tra un lavoro che dura e un lavoro che cede sta nella precisione di pochi millimetri e nella sicurezza di un gesto. Il gesto non si recita a memoria.
COME CON LO STRUMENTO MUSICALE: SI IMPARA DA GIOVANI 🎻
La manualità si acquisisce solo in giovane età. Accade come per chi studia uno strumento musicale: chi comincia da ragazzo ha le dita che sanno già dove andare, chi comincia tardi non raggiungerà mai livelli accettabili, per quanto si impegni. Si può studiare a ogni età. La mano, però, si forma una volta sola.
Per questo la scarsa manualità non si corregge con un corso di aggiornamento. Si corregge soltanto prima, quando la mano è ancora giovane e il paziente, per così dire, è ancora l’unico vero maestro.
GLI EX ODONTOTECNICI: LA MANUALITÀ DELLA CERA 🕯️
A mio giudizio i dentisti manualmente più bravi sono gli ex odontotecnici poi laureati. La loro grande manualità l’hanno acquisita in giovanissima età, modellando le protesi in cera, un gesto minuscolo ripetuto migliaia di volte.
Forse, un domani, anche gli odontotecnici la perderanno. Con la progettazione digitale delle protesi e con i fresatori, si modella sempre meno. Ma questo è un altro discorso.
UNA SOLA OCCHIATA 👀
Per capire se un dentista possiede manualità non servono test né diplomi. Basta osservarlo mentre ritocca le basi delle future protesi o i ponti provvisori. Lì la mano non può mentire. A me basta una sola occhiata.
TANTA TEORIA, POCHISSIMA PRATICA 📖
Il grosso problema della scarsa manualità nasce dall’Università, dove si studia tantissima teoria e si fa pochissima pratica sul paziente. Ho conosciuto odontoiatri che in passato mi hanno confessato di non aver mai messo le mani in bocca a un solo paziente durante gli studi. Neppure uno.
IL SESTO ANNO CHE DOVEVA ESSERE DI PRATICA 🗓️
Il corso di laurea durava cinque anni, poi lo portarono a sei. Il sesto anno doveva essere riservato a una continua pratica clinica fatta direttamente sui pazienti. Oggi non so che cosa si faccia in quell’anno, se non continuare a studiare senza fare pratica sufficiente.
Se fosse così, sarebbe un anno in più speso per ciò che meno serve. La manualità chiede giovinezza, ripetizione e pazienti veri. Dove le mani non si formano, la Grande Odontoiatria non nasce.
UNO STUDIO NON SI DIRIGE CON UN SOLO ATTREZZO 🏛️
La conseguenza è immediata. Un giovane odontoiatra castrato professionalmente non ha più alcuna possibilità di dirigere un proprio studio, per ovvi motivi: non sa praticare tutte le branche della moderna odontoiatria.
Anche quando il denaro per aprire c’è, il limite resta. Lo studio è un luogo dove il paziente deve trovare risposte. Se chi lo dirige ne sa dare solo una parte, il resto va cercato altrove, e comincia la dipendenza.
I CONSULENTI ESTERNI: LA FOLLIA CONTABILE 💶

Qualche Titolare non sa fare i conti, vediamo perchè
Chi apre uno studio senza saper praticare tutte le branche è costretto a chiamare consulenti esterni. Ed è qui che il conto diventa una follia contabile, o pura follia mentale.

Su questi numeri non esiste alcuna legge e non esiste alcuna statistica ufficiale. Esiste la coscienza comune della categoria, e ci sono io, che quei numeri li ho praticati, subiti e infine rifiutati, perché per il mio studio erano una scelta disastrosa.
Il margine medio di uno studio si aggira intorno al 30% dell’incasso. Ai consulenti esterni i titolari cedono il 50%, e qualcuno arriva al 60%.
Un esempio, con cifre scelte per chiarezza. Un lavoro viene pagato dal paziente 10.000 euro. Se il titolare lo eseguisse da sé, ne trattiene mediamente 3.000. Con il consulente al 50%, ne escono 5.000 prima ancora di pagare poltrona, assistente, materiali e affitto. Se questi costi restano quelli di sempre, circa 7.000 euro, il conto non chiude e si finisce a meno 2.000. Con il consulente al 60% ne escono 6.000 e il buco sale a meno 3.000.
Lo studio lavora, il paziente paga, il titolare ci rimette. Una follia contabile, appunto, che nessun altro mestiere accetterebbe.
Ma la contabilità è solo la superficie. Sotto c’è una questione che i filosofi conoscono da sempre. Hegel, nella dialettica del signore e del servo, mostrò che il padrone apparente, quello che non lavora e si fa servire, finisce per dipendere interamente da chi sa fare. Il servo, che conosce la materia e la padroneggia, diventa il vero signore.
Nello studio il paradosso si ripete alla lettera. Il titolare ha il suo nome sulla targa, il suo titolo, la sua poltrona e le sue chiavi, e crede di comandare. Ma comanda soltanto finché il consulente decide di presentarsi. Ha comprato il mobilio e ha lasciato ad altri il mestiere, e chi non sa fare non è un padrone: è un ostaggio che paga il proprio riscatto a ogni seduta. Un titolare così non governa lo studio, ne è la vetrina. La catena, per giunta, se l’è messa da solo.
Lo scrivo a chiare lettere per un motivo preciso: perché nessun altro titolare ripeta una scelta che io so dove porta.
«TANTO QUEL LAVORO NON LO FAREI» 🧾
Quando si contesta questo ai titolari, la risposta è sempre la stessa: «Sì, lo so, ma tanto quel tipo di lavoro non lo farei perché non lo so fare».
Invece di imparare a farlo, si fanno spennare vivi dai consulenti esterni. A mio parere è qualcosa di economicamente e professionalmente demenziale, perché trasforma una lacuna formativa in una rendita permanente per altri.
LA PAROLA «CLINICA» E CIÒ CHE PROMETTE 🏥
Molti pazienti si fanno incantare dalla propaganda delle cosiddette cliniche dentali. Sul nome c’è un dibattito deontologico preciso. Il presidente dell’Ordine dei Medici di Catania, Gian Paolo Marcone, ha chiarito, in risposta a un quesito posto agli organi nazionali, che il termine «clinica» evoca ricerca scientifica e posti letto. Senza questi requisiti, ha concluso, la denominazione va negata.
Esiste poi una definizione ufficiale. L’intesa Stato-Regioni del 9 giugno 2016 (Rep. Atti 104/CSR) individua le strutture sanitarie ad elevata complessità organizzativa in quelle con più di cinque riuniti e più di tre odontoiatri operanti stabilmente. Il nome che si legge sull’insegna e la sostanza di ciò che c’è dentro non sempre coincidono.
LA DIGA D’ISOLAMENTO. UN PRESIDIO DI SICUREZZA FONDAMENTALE 🛡️

Se si vuole capire la differenza tra il dentista che si accontenta e IL DENTISTA, bisogna guardare un oggetto semplicissimo: un foglio di lattice forato.
UN’INVENZIONE DEL 1864 🕰️
La diga d’isolamento nasce nel 1864, con il dentista americano Sanford C. Barnum, che rinunciò a brevettarla. Sono passati oltre centocinquant’anni, eppure molti dentisti sembra che ancora non ne vogliano sapere di applicarla.
Io l’ho usata sempre e comunque, in tutti i casi in cui era necessario applicarla.
TRENTA SECONDI, NON MINUTI ⏱️
Per inserirla bastano solo 30 secondi. SECONDI, non MINUTI. L’assistente prepara prima il foglio di lattice con i fori nei punti giusti per i denti interessati dalla terapia, sceglie l’uncino adatto, e nelle normali situazioni l’operazione si esaurisce in quei benedettissimi trenta secondi.
I VANTAGGI PER IL DENTISTA 🦷
La diga offre all’operatore una serie di vantaggi concreti:
L’operatore ha una visione migliore del campo operatorio.
Non respira il fiato del paziente.
Non riceve in faccia la saliva del paziente durante l’azione degli spray di raffreddamento.
Lavora in campo asciutto.
Può disinfettare i denti senza far colare il disinfettante in bocca al paziente.
Non rischia di perdere piccoli strumenti in bocca al paziente.
I VANTAGGI PER IL PAZIENTE 😌
Il paziente non deve sciacquarsi la bocca continuamente. Non ha alcuno stimolo alla deglutizione dovuto al flusso d’aria dell’aspirasaliva e degli spray di raffreddamento. Sta molto più tranquillo, perché percepisce molto meno ciò che gli si sta facendo in bocca. E riceve infine un trattamento qualitativamente superiore a quello che riceverebbe senza la diga.
LA RESISTENZA DEI COLLEGHI 🚧
So bene che quanto affermo da sempre dà molto fastidio ai colleghi che non vogliono usare la diga. Evidentemente pensano, erroneamente, di perdere tempo. In realtà ne risparmierebbero, a meno che per loro il tempo sia di primaria importanza rispetto alla qualità e alla durata dei loro restauri dentali.
PROVARE PER CREDERE 🧪
Ai colleghi riottosi rivolgo un invito: provino la diga per alcuni giorni prima di rifiutarne l’uso. Provare per credere, e credere provando.
Chi si chiede La Grande Odontoiatria che fine ha fatto? può cominciare a cercarla qui, nei gesti scrupolosi che costano pochissimo e valgono moltissimo.
CRONACA RECENTE: QUANDO IL MODELLO SI INCEPPA 📰
Tre episodi recenti mostrano che cosa accade quando il paziente resta senza un referente clinico certo.
A Faenza il centro odontoiatrico «Dottor D», nel centro commerciale Le Cicogne, ha sospeso l’attività senza comunicazioni ufficiali. Adiconsum Emilia Romagna e CISL Romagna hanno raccolto le segnalazioni di pazienti con piani di cura incompleti. La struttura farebbe capo alla società Vortika Srl, titolare di altre sedi del marchio tra Emilia-Romagna e Lazio.
A Napoli la chiusura del centro Sanident ha lasciato oltre cento pazienti con le cure da terminare e le rate del finanziamento da pagare. Gli appuntamenti erano stati posticipati a metà marzo per lavori di manutenzione, con riapertura prevista il 22 aprile che non c’è mai stata. Molti pazienti raccontano di non aver mai ricevuto la propria cartella clinica.
Ad Alessandria lo studio di una catena, Dental-Clinique, non ha riaperto dopo le vacanze natalizie. I pazienti con cure da terminare potrebbero doversi spostare in Toscana. La società ha replicato che si è trattato di una chiusura programmata e che i piani di trattamento erano stati calendarizzati per completare le cure.

IL MIO PERCORSO PROFESSIONALE 🧭
Prima di giudicare la professione, è giusto dire da dove la si giudica. Non da una cattedra: dal banco di laboratorio, dalla poltrona e da sette anni di studio senza una vacanza.
DAL BANCO DI LABORATORIO 🔧
Ho frequentato i laboratori odontotecnici dai 14 ai 22 anni. A 18 anni mi sono diplomato odontotecnico, e ho tenuto un laboratorio privato fino ai 40 anni. Quando parlo degli ex odontotecnici e della loro manualità, so di che cosa parlo, perché sono uno di loro.
LA SVOLTA A 33 ANNI 🚪
A 33 anni arrivò una legge che permetteva l’iscrizione all’Università anche agli odontotecnici, previo un anno di preparazione. Mi iscrissi subito a Medicina e chirurgia, all’Università di Roma La Sapienza, insieme a un carissimo amico e collega, il dottor Vincenzo Simoni. Eravamo in due e l’uno tirava l’altro. Se non ci fossimo iscritti entrambi, penso che avrei mollato in breve tempo.
SETTE ANNI SENZA UNA VACANZA 📚
Nel frattempo avevo a carico moglie, figli e suoceri. Lavoravo otto ore al giorno, dormivo otto ore al giorno e studiavo otto ore al giorno. Ininterrottamente, per sette anni, senza mai andare fuori corso, senza vacanze, senza ferie. Studiavo sempre, senza rispettare il riposo delle domeniche e delle altre feste nelle quali tutti riposavano o si divertivano. Con l’avvicinarsi della tesi, la mattina prima di andare a lavorare studiavo altre due ore, e le ore di studio diventarono dieci al giorno.
Ce l’ho fatta con il grandissimo aiuto di mia moglie Anna. Senza di lei non avrei mai retto allo stress di studio, lavoro e riposo.
QUATTORDICI ESAMI E UN 105 🎓
Nell’ultimo anno, disperatamente, superai quattordici esami finali, accettando qualsiasi voto mi fosse concesso. Il 4 novembre 1977 conseguii la laurea in medicina e chirurgia con un onorevole 105. Visti i sacrifici sopportati da me e dalla mia famiglia, credo che valga molto, molto più dei 110 e lode conseguiti dai beati figli di papà.
UNO STUDIO SENZA CONSULENTI 🏛️
A 40 anni aprii il mio studio privato. Non volli mai servirmi di consulenti esterni, perché non ne avevo alcun bisogno. Fece eccezione un solo anno di collaborazione con un ortodontista, rivelatosi poi fallimentare per i motivi già descritti in questo editoriale.
SESSANTAQUATTRO ANNI, POI IL BIG BEN 🕰️
Sette anni fa, dopo 64 anni di lavoro ininterrotto, ho smesso di lavorare. Oggi mi godo il dolce far nulla. Dedico parte del mio tempo alla necessaria attività fisica e parte alla cura del mio blog, www.pittografica.it, dove nelle lunghe scarpinate mattiniere raccolgo i miei pensieri, in collaborazione, e a volte in contrasto, con «Claude» o con altre intelligenze artificiali.
Sarei ancora perfettamente in grado di lavorare, anche più di prima. Ma il Big Ben ha detto stop, e io obbedisco.
Chi è passato dal banco di laboratorio, dalla laurea e dalla poltrona ha il diritto di porre la domanda: La Grande Odontoiatria che fine ha fatto? Io l’ho vista da tutti e tre i lati.
RIEPILOGO IN CHIAVE FILOSOFICA 🏛️
Se si guarda l’intero editoriale da una certa altezza, resta una sola questione antica: il rapporto tra la parte e il tutto.
Aristotele insegnava che il tutto è qualcosa di più della somma delle sue parti. Un dentista a cui si insegna una sola branca possiede una parte e crede di possedere il tutto, mentre il paziente non è una somma di denti. Nel 1930 Ortega y Gasset, ne «La ribellione delle masse», chiamò «barbarie della specializzazione» il sapere di chi conosce a fondo il proprio angolo e ignora il resto. È la stessa mutilazione che qui si chiama castrazione professionale.
Poi c’è la mano. Aristotele la definì lo strumento degli strumenti, e nell’«Etica Nicomachea» spiegò che le disposizioni stabili si formano con l’abitudine contratta fin dai primi anni. Tutta la questione della manualità, dalla cera dell’odontotecnico alla pratica che manca nelle aule, sta in queste due idee: ciò che la mano non impara presto non lo impara mai bene.
C’è infine la ricerca. La tradizione racconta che Diogene girasse in pieno giorno con una lanterna accesa, dicendo di cercare l’uomo. Il paziente è chiamato a un gesto simile. Tra tante insegne luminose, deve cercare l’unica cosa che conta: non un dentista qualunque, ma IL DENTISTA.
NON CERCARE UN DENTISTA, CERCA IL DENTISTA 🔍
Arrivo all’invito, rivolto direttamente a chi legge. Cerchi sempre un dentista che conosca e pratichi l’odontoiatria a 360°. Servirsi di una struttura in cui lavorano decine di laureati dotati di paraocchi, privi della possibilità di valutare il paziente nel suo insieme, può essere molto rischioso.
Lo dico da medico odontoiatra e ci metto la faccia: Zeno Pagliai.
Non cercare un dentista. Cerca IL DENTISTA.
CONCLUSIONE ⚖️
L’odontoiatria è rimasta quella di dieci anni fa. È cambiato chi la pratica, ridotto a una frazione di se stesso. La Grande Odontoiatria che fine ha fatto? Non è morta: sopravvive in quei professionisti che hanno rifiutato la castrazione e hanno continuato a saper fare tutto. Sono loro che il paziente deve imparare a riconoscere.
ANSWER BOX 📌
La Grande Odontoiatria che fine ha fatto? È quasi scomparsa perché la super specializzazione limita i giovani odontoiatri a una sola branca, riduce la loro manualità e impedisce loro di dirigere uno studio e di valutare il paziente a 360°. Gli studi che ricorrono ai consulenti esterni cedono il 50-60% degli incassi, a fronte di un margine medio intorno al 30%. Per il paziente la scelta più sicura è un dentista che pratichi personalmente tutte le branche.
FAQ ❓
CHE COSA SIGNIFICA ODONTOIATRIA A 360°? 🦷
Significa che il dentista conosce e pratica tutte le branche dell’odontoiatria. Può quindi valutare il paziente nel suo insieme e scegliere la soluzione adatta, senza delegare ad altri la parte che non sa fare.
CHI PUÒ ESERCITARE L’ODONTOIATRIA IN ITALIA? ⚖️
L’esercizio dell’odontoiatria è riservato ai medici chirurghi e agli abilitati a norma di legge. Gli odontotecnici, secondo il regio decreto del 1928, possono solo costruire protesi su impronte fornite dal medico e non possono compiere manovre nella bocca del paziente.
PERCHÉ LA MANUALITÀ È COSÌ IMPORTANTE PER UN DENTISTA? ✋
Perché la professione è primariamente manuale. La diagnosi indica la strada, ma il risultato dipende dalla precision delle mani, che si formano in giovane età e con la pratica diretta sul paziente.
UNA CLINICA DENTALE È PIÙ SICURA DI UNO STUDIO? 🏥
Non per il nome. «Clinica» evoca organizzazione complessa, ricerca e posti letto. Ciò che conta è chi, concretamente, valuta e cura ogni paziente.
CHE COSA SONO LE STRUTTURE AD ELEVATA COMPLESSITÀ ORGANIZZATIVA? 🏛️
Secondo l’intesa Stato-Regioni del 9 giugno 2016, sono le strutture odontoiatriche con più di cinque riuniti e più di tre odontoiatri operanti stabilmente.
COME SI RICONOSCE IL DENTISTA GIUSTO? 🔍
Chiedendo chi esegue ogni fase del piano di cura, se il professionista pratica personalmente le diverse branche e chi resta il suo referente nel tempo.
BIBLIOGRAFIA 📚
- Regio decreto 31 maggio 1928, n. 1334, disciplina delle arti ausiliarie delle professioni sanitarie (documento CNA-SNO, 2018): https://www.bo.cna.it/uploads/contenuti/Documenti/All.%201%20-%20Prot.%2009%20-%20CNA%20SNO%2016%20Febbraio%202018.pdf
- Disegno di legge sull’esercizio dell’odontoiatria (sanatoria del 1912, Parlamento): https://www.parlamento.it/service/PDF/PDFServer/DF/347722.pdf
- FNOMCeO, comunicato CAO sui dentisti abusivi (stima di circa 15.000): https://portale.fnomceo.it/wp-content/uploads/import/201801/165501_comunicato-cao-14-dicembre-ex-post-con-schede.pdf
- Quotidiano Sanità, dati DentistiInApp sull’esercizio abusivo: https://www.quotidianosanita.it/lavoro-e-professioni/falsi-dentisti-segnalazioni-per-situazioni-a-rischio-di-esercizio-abusivo-i-dati-dentistiinapp/
- Spear Education, The Introduction of the Rubber Dam in Operative Dentistry (Sanford C. Barnum, 1864): https://speareducation.com/2024/06/introduction-of-the-rubber-dam-in-operative-dentistry
- Conferenza Stato-Regioni, Rep. Atti 104/CSR del 9 giugno 2016, requisiti minimi per le strutture odontostomatologiche: https://blog.dentaltrey.it/requisiti-minimi-per-lapertura-di-una-struttura-odontoiatrica-guida-alla-lettura-del-nuovo-documento-stato-regioni
- Catania Medica, chiarimento del presidente OMCeO Catania Gian Paolo Marcone sulla denominazione di «clinica odontoiatrica»: https://www.cataniamedica.it/denominazione-di-clinica-odontoiatrica-il-chiarimento-del-presidente-etneo-gian-paolo-marcone/
- Odontoiatria33, cronaca (Faenza): https://www.odontoiatria33.it/cronaca/27461/chiude-all-improvviso-centro-odontoiatrico-a-faenza-lasciando-pazienti-senza-cure.html
- Odontoiatria33, cronaca (Napoli): https://www.odontoiatria33.it/cronaca/27167/chiude-un-altro-centro-odontoiatrico-lasciando-i-pazienti-senza-cure.html
- Odontoiatria33, cronaca (Alessandria): https://www.odontoiatria33.it/cronaca/26805/un-altro-caso-di-una-catena-che-ha-chiuso-uno-studio.html
- Aristotele, De anima, III, 8 (la mano come strumento degli strumenti); Etica Nicomachea, II (le disposizioni stabili e l’abitudine); Metafisica, VII-VIII (il tutto e le parti)
- José Ortega y Gasset, La ribellione delle masse (1930), capitolo sulla barbarie della specializzazione
- Diogene Laerzio, Vite dei filosofi, VI (Diogene di Sinope)
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- Dark Kitchen. Le cucine fantasma. — Il cibo senza volto è un rischio per igiene e qualità: meglio sapere chi cucina.
- Importanza della postura per umore e relazioni. — La postura è linguaggio: comunica agli altri e modifica l’umore.
- Digitale Distruttivo Per La Mente Dei Giovani. — Il cellulare non è solo distrazione: può plasmare negativamente lo sviluppo mentale dei ragazzi.
- Elogio di un Abbraccio. — Un gesto gratuito che vale più di molte terapie: l’abbraccio è linguaggio universale.
- AUDIO-PROTESI come GIOIELLI — Un apparecchio acustico non è un gioiello: il prezzo non dovrebbe essere una truffa.
- Pericoli del Turismo Dentale. — Aprire gli occhi prima della bocca: la salute dentale non è un pacchetto vacanza.
- Olimpiadi Muscolari. — Lo sport non è solo muscolo: anche mente, creatività e innovazione meritano podio.
- Autosufficienza alimentare. — Coltivare il proprio cibo è faticoso ma restituisce autonomia e consapevolezza.
- CVL Camminatori della Valle Latina: muoversi per stare bene! — Camminare insieme è una terapia sociale a costo zero.
- La via Francigena. — Il cammino resta una via dello Spirito, anche quando non si parte credenti.
- Sugar Tax. La tassa sullo zucchero. — Tassare lo zucchero non è punire, è proteggere la salute pubblica.
- Medicine Alternative o truffaldine ? — Placebo o illusione? Distinguere cura da suggestione è una questione di rigore.
- Il Training Autogeno. — Una tecnica gratuita e senza veleni per ritrovare equilibrio ogni giorno.
- Integratori alimentari: quando servono davvero e quando sono solo soldi buttati — Gli integratori non sostituiscono una dieta sana: spesso sono soldi buttati.
- Integratori alimentari ? no grazie ! — La pillola magica non esiste: l’industria vive di paure, non di bisogni reali.
- Sportivi da poltrona. — Guardare sport non è praticarlo: lo sport da poltrona è oppio per la mente.
- NIMBY. — Il progresso sostenibile si blocca quando prevale l’ottusità del “non nel mio giardino”.
- Mangiare Italianamente. — La cucina italiana è patrimonio, ma all’estero è spesso imitata e falsificata.
- Camminare è meglio che pedalare. — Camminare è più lento ma più profondo: mente e corpo ringraziano.

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