Rocca Priora: desertificazione turistica e lago abbandonato


Il Lago Regillo.
Un sogno inappagato al Pantano della Doganella.
ABSTRACT

Rocca Priora: desertificazione turistica e lago abbandonato
Rocca Priora: desertificazione turistica e lago abbandonato
di Zeno Pagliai — Maggio 2026
Il Lago Regillo.
Un sogno inappagato al Pantano della Doganella.
ABSTRACT
In questo editoriale smonto la narrazione più comoda che circola a Rocca Priora: che il declino sia inevitabile, colpa della posizione, della burocrazia, del destino.
Rocca Priora muore di desertificazione commerciale e turistica a 20 chilometri da Roma — e questa non è una fatalità, è una deriva silenziosa. Per decenni è stata il rifugio estivo di migliaia di romani: villette affittate, trattorie piene, aria fresca a mezz’ora dalla città soffocante.
Quel flusso si è spento — e lo si è spento non tanto per inerzia amministrativa, quanto perché la gente, presa dalla smania di cercare lontano ciò che aveva letteralmente sotto il naso, ha smesso di salire a Rocca Priora per inseguire mete esotiche, distanti, costose. Le amministrazioni comunali che si sono succedute, pur operando con i pochi strumenti economici messi a loro disposizione, hanno fatto quanto era nelle loro possibilità: a loro va il riconoscimento onesto di chi ha governato in condizioni difficili. Il problema è strutturale e collettivo, non solo politico.
Il Pantano della Doganella è un lago che aspetta solo di tornare: basterebbero la volontà politica e la chiusura di un emissario.
Il Parco Archeologico della Via Tuscolana è il simbolo di un’incompiuta che merita spiegazioni: alberi quasi secolari abbattuti, terra rivoltata, poi tutto abbandonato ai rovi e ai rifiuti. Civita di Bagnoregio, Calcata, Sermoneta, Fumone hanno fatto esattamente ciò che Rocca Priora stenta a fare — e prosperano. Il confronto è impietoso. Le scuse sono finite. Ultimata la mia anatomia del tema, lascio a te, roccapriorese D.O.C, l’onere del verdetto: possiedi il rigore per isolare il genio o ti accontenterai di subire l’inetto? Firma la tua posizione nei commenti.
Rocca Priora muore di desertificazione commerciale e turistica a 20 chilometri da Roma: una deriva senza alibi geografici.
Tempo di lettura: 15 minuti per conoscere quel che non conosci.
Rocca Priora ha 768 metri sul livello del mare, una temperatura media estiva di 6-8 gradi inferiore a quella di Roma, boschi di castagno, prati verdi, nessuna coltivazione intensiva, nessun allevamento industriale, maneggi attivi, una piscina olimpionica, un centro sportivo e si trova a 20 chilometri dalla capitale — 30 minuti di macchina dal Grande Raccordo Anulare. Ma Rocca Priora muore di desertificazione commerciale e turistica a 20 chilometri da Roma. Non mancano le risorse. Manca la consapevolezza collettiva — nelle istituzioni come nella gente — di usarle.
Fino agli anni Ottanta e Novanta del Novecento, Rocca Priora era una destinazione. Non nel senso turistico patinato del termine — non c’erano depliant né campagne di comunicazione — ma nel senso concreto e popolare: migliaia di famiglie romane affittavano villette per l’estate, le trattorie lavoravano, i negozi vendevano, il paese respirava un’economia stagionale che integrava quella residenziale. L’aria fresca, i boschi, la distanza dalla città soffocante erano argomenti sufficienti. Bastava esserci.
Quel flusso si è spento. E la causa non è soltanto amministrativa: è anche culturale, antropologica, quasi irrazionale. I romani — e gli italiani in genere — sono stati progressivamente contagiati dalla smania di andare lontano, di prendere aerei, di cercare il bello a migliaia di chilometri di distanza, ignorando con sovrana noncuranza le meraviglie che hanno letteralmente sotto il naso. Rocca Priora, a 30 minuti dal Grande Raccordo Anulare, è diventata invisibile proprio mentre il turismo italiano rincorreva Bali, Barcellona e le Maldive. È il paradosso del nostro tempo: la gente che non vede ciò che ha accanto perché è troppo occupata a sognare ciò che non ha.
Le amministrazioni comunali che si sono avvicendate in questi decenni meritano, in questo contesto, un riconoscimento onesto: hanno operato con i pochi strumenti economici che la legge e i bilanci comunali mettevano loro a disposizione, spesso senza fondi adeguati, senza personale sufficiente, senza il supporto di una classe politica regionale o nazionale sensibile alle specificità dei piccoli comuni. Hanno fatto quel che potevano fare — e sarebbe scorretto ignorarlo.
Rocca Priora muore di desertificazione turistica: il rifugio estivo dei romani che nessuno ha saputo — o potuto — salvare
Per decenni, Rocca Priora ha svolto una funzione precisa nell’ecosistema metropolitano romano: era il luogo dove si andava d’estate quando Roma diventava irrespirabile. Non era un fenomeno di nicchia. Era un flusso consolidato, stagionale, prevedibile — e progressivamente ignorato, sia dalla politica locale che dalla gente stessa, distratta da orizzonti sempre più lontani.
Rocca Priora era il rifugio estivo naturale dei romani prima che una combinazione di assenza di politica turistica strutturata e di mutamento nei gusti collettivi lo trasformasse in un’occasione perduta: migliaia di presenze stagionali evaporate, senza che nessuno costruisse le infrastrutture di accoglienza necessarie a trattenerle e senza che i visitatori stessi avvertissero il dovere di riscoprire ciò che avevano vicino.
I numeri del declino sono leggibili nei dati ISTAT sul turismo nei Castelli Romani: tra il 1990 e il 2020, le presenze turistiche nell’area si sono concentrate progressivamente su Frascati, Castel Gandolfo e Grottaferrata — comuni che hanno investito in strutture ricettive, eventi, comunicazione. Rocca Priora non compare nelle statistiche significative perché non ha mai costruito un sistema di rilevazione delle presenze degno di questo nome: segno che il turismo non è mai diventato una priorità misurabile né per chi governava né per chi visitava.
Eppure i vantaggi competitivi erano e rimangono oggettivi. L’ISPRA documenta che le ondate di calore in Italia causano ogni anno migliaia di morti in eccesso, concentrate nelle aree urbane di pianura — Roma inclusa. La differenza di 6-8 gradi rispetto alla capitale non è un dettaglio meteorologico: è un argomento sanitario che in tutta Europa viene usato per promuovere destinazioni montane e collinari come rifugi climatici. In Francia, il programma “Villes fraîches” identifica e promuove i comuni con temperature significativamente inferiori alle metropoli vicine. In Germania, i “Klimakurorte” — stazioni climatiche certificate — attraggono flussi di turisti anziani e famiglie che cercano sollievo dall’afa urbana. Rocca Priora potrebbe candidarsi a questo ruolo senza modificare nulla della propria natura. Basterebbe riconoscere il vantaggio e comunicarlo.
Non esiste villa senza giardino, non esiste borgo senza piazza, non esiste paese di montagna senza la consapevolezza che il proprio clima sia un bene da valorizzare — tranne Rocca Priora, che questo bene lo possiede e lo vede disperso, complice anche l’incapacità diffusa della gente moderna di apprezzare ciò che ha vicino senza prima averlo cercato lontano e non trovato.
Rocca Priora muore di desertificazione commerciale: il paradosso geografico più clamoroso del Lazio
Dalla desertificazione turistica a quella commerciale: le due non sono fenomeni separati. Quando i turisti smettono di venire, i negozi chiudono. Quando i negozi chiudono, i residenti comprano altrove. Quando i residenti comprano altrove, il paese perde identità commerciale. Il circolo vizioso si chiude su se stesso — e si chiama morte lenta.
Rocca Priora muore di desertificazione commerciale perché ha perso simultaneamente i turisti stagionali e la capacità di trattenere la spesa dei residenti: due emorragie che le amministrazioni comunali — con i mezzi limitati di cui disponevano — non hanno avuto la forza economica di tamponare adeguatamente.
Il tessuto commerciale di Rocca Priora è in contrazione da oltre un decennio. I negozi del centro storico chiudono, i giovani emigrano verso Roma o i centri dei Castelli più attrezzati, le strade si svuotano fuori dai giorni di mercato. Nel frattempo, a pochi chilometri, borghi con meno storia e meno natura prosperano perché qualcuno — spesso con risorse ben più cospicue — ha avuto il coraggio di trasformare le risorse in progetto.
I 5 vantaggi competitivi di Rocca Priora che attendono ancora di essere trasformati in prodotto turistico sono:
- Quota di 768 metri slm con temperatura estiva media di 6-8 gradi inferiore a Roma — risorsa climatica documentata e non valorizzata.
- Boschi di castagno estesi e percorribili — zero sentieri segnalati, zero aree di sosta attrezzate, zero punti di ristoro coordinati.
- Centro sportivo con piscina olimpionica — infrastruttura rara nei Castelli Romani, completamente assente dai circuiti di turismo sportivo regionali.
- Maneggi attivi — potenziale per itinerari equestri nei Castelli Romani mai inseriti in nessun pacchetto turistico.
- Storia millenaria — la Battaglia del Lago Regillo del 496 a.C. è uno degli episodi fondativi della Repubblica romana, ignorata da qualunque strategia di valorizzazione culturale locale.
La desertificazione commerciale di Rocca Priora non è la conseguenza di una posizione svantaggiata. È la conseguenza di un sistema più grande che ha lasciato i piccoli comuni a sopravvivere con mezze risorse — e di una cultura collettiva che ha imparato a sottovalutare il bello del proprio territorio. Le amministrazioni hanno fatto quel che la loro cassa e la legge consentivano. Il nodo, però, rimane: e attendere che si sciolga da solo non è una strategia.
Il Pantano della Doganella è un lago che aspetta solo di tornare: l’occasione che nessuno ha ancora voluto — o potuto — cogliere
Dal declino commerciale e turistico alla sua causa più simbolica e più concreta: il Pantano della Doganella, che i roccaprioresi più anziani ricordano come Lago della Doganella, è un corpo idrico che potrebbe riformarsi chiudendo un emissario — e che invece giace come una promessa non mantenuta ai margini del paese.
Il Pantano della Doganella è il lago che Rocca Priora ha perduto per colpa dell’acquedotto e che potrebbe riavere con la sola chiusura dell’emissario: tra 2 e 5 chilometri quadrati di specchio d’acqua, un ecosistema lacustre unico nei Castelli Romani, e un potenziale di decine di migliaia di visitatori annui.
I dati sono nell’archivio dell’ISPRA: prima del prosciugamento operato dal Consorzio Acquedotti Doganella negli anni Trenta del Novecento, il lago aveva un’estensione di circa 0,4 km² nella sua forma storica recente, con stime di una forma protostorica fino a 10 km². Nelle condizioni attuali, tenendo conto delle strade e dei pozzi dell’acquedotto, una riformazione parziale potrebbe raggiungere tra i 2 e i 5 km² — con un volume d’acqua tra i 4 e i 12 milioni di metri cubi. Non un laghetto decorativo. Un lago vero, in grado di ospitare fauna selvatica, specie di anfibi già presenti nell’area umida residua, uccelli migratori, attività di pesca sportiva, sport acquatici, birdwatching.
La differenza principale tra un paese con un lago e uno senza è la differenza tra una destinazione e un posto di passaggio.
| Risorsa | Stato attuale | Potenziale con rinaturalizzazione |
|---|---|---|
| Pantano della Doganella | Area umida residua, non valorizzata | Lago 2-5 km², oasi naturalistica unica nei Castelli |
| Pesca | Assente dal prosciugamento anni ’30 | Pesca sportiva, ristorazione ittica locale |
| Turismo naturalistico | Minimo, non organizzato | Birdwatching, percorsi naturalistici, fotografia |
| Occupazione locale | In declino strutturale | Guide, noleggi, ristorazione, ospitalità diffusa |
| Fondi PNRR | Non ancora richiesti | Disponibili per rinaturalizzazione zone umide |
Esistono fondi europei e PNRR destinati esplicitamente alla rinaturalizzazione delle zone umide. Il Parco Regionale dei Castelli Romani ha già catalogato il Pantano della Doganella come area di interesse ecologico. Le amministrazioni comunali sono a conoscenza del progetto e dei capitali disponibili. Riconoscendo la buona fede di chi ha governato, si può però affermare con chiarezza che questo è uno di quei casi in cui i fondi esistono, la burocrazia regionale è navigabile, e la volontà politica — da qualunque parte venga — è l’unico tassello mancante.
C’era, fino a qualche decennio fa, un pescatore che vendeva il pesce al paese. Un mestiere. Un reddito. Una filiera corta ante-litteram che oggi chiameremmo sostenibile e per cui scriveremmo progetti europei da centinaia di migliaia di euro. Allora era semplicemente normale. Oggi è un ricordo che attende di essere trasformato in progetto. Il lago che prosciugarono per fare l’acquedotto potrebbe tornare. Basterebbero la volontà e la chiusura di un emissario. Ogni anno che passa senza che questo accada è un anno sprecato — e gli anni sprecati, nei piccoli borghi, producono danni che non si recuperano con facilità.
Alberi abbattuti, rovi e rifiuti: il Parco Archeologico della Via Tuscolana come opera incompiuta
Dal lago non rinato al parco mai nato: il cantiere sulla Via Tuscolana, davanti al ristorante Le Colombe, è l’altro simbolo del declino di Rocca Priora — e il più doloroso, perché documenta non l’inerzia ma l’azione interrotta senza spiegazione pubblica.
Il Parco Archeologico della Via Tuscolana non è un’opera incompiuta per colpa morale di singoli: è il risultato visibile di un sistema in cui i finanziamenti arrivano a spizzichi, le competenze si sovrappongono, e i cantieri pubblici soffrono di tutti i mali cronici della burocrazia italiana. Alberi quasi secolari sono stati abbattuti, la terra è stata rivoltata — e poi tutto è stato lasciato a rovi, erbacce e rifiuti, senza una spiegazione pubblica chiara.
I 4 elementi che rendono questo cantiere un caso da chiarire nell’interesse di tutti sono:
- L’abbattimento di alberi quasi secolari è un atto irreversibile: un albero di ottant’anni non si sostituisce con una piantumazione. Il danno ecologico è permanente e visibile da chiunque transiti sulla Via Tuscolana. Chi ha deciso di abbatterli dovrebbe spiegare perché era necessario.
- Il terreno rivoltato e abbandonato favorisce l’invasione di specie infestanti, rendendo ogni futuro intervento più costoso e complesso di quanto sarebbe stato senza alcun intervento.
- L’accumulo di rifiuti in un cantiere abbandonato trasforma un’area potenzialmente turistica in una discarica a cielo aperto visibile dalla strada provinciale più transitata del comune.
- L’assenza di qualunque comunicazione pubblica sullo stato dei lavori — tempistiche, responsabilità, fondi impegnati e spesi — lascia i cittadini nell’incertezza. Non è un’accusa personale: è una richiesta legittima di trasparenza.
Il Parco Archeologico della Via Tuscolana è il simbolo di un sistema amministrativo che annuncia, inizia e si trova costretto ad interrompere — spesso per ragioni che sfuggono alla volontà dei singoli sindaci. Ma il risultato che la gente vede ogni giorno sono i rovi, le erbacce, i rifiuti, e gli alberi che non ci sono più. E la gente — anche quella distratta dalla smania di viaggiare lontano — quando torna a casa, queste cose le nota.
Civita di Bagnoregio, Calcata, Sermoneta: borghi che hanno scelto di vivere invece di morire
L’argomento più forte contro la narrazione del destino inevitabile di Rocca Priora non è un’analisi economica. È una cartina geografica del Lazio con i borghi che ce l’hanno fatta.
Civita di Bagnoregio, Calcata e Sermoneta dimostrano che un borgo laziale con risorse naturali e storiche può diventare una destinazione turistica riconoscibile a livello nazionale e internazionale — se qualcuno decide di farlo e se le risorse necessarie vengono effettivamente messe a disposizione.
La differenza principale tra Rocca Priora e i borghi laziali che prosperano è che questi ultimi hanno trasformato le proprie risorse in un’identità turistica coerente, comunicata e sostenuta da una politica amministrativa consapevole — e spesso da investimenti regionali o privati che non sempre sono arrivati a Rocca Priora con la stessa intensità.
| Borgo | Quota slm | Distanza da Roma | Visitatori annui | Leva principale |
|---|---|---|---|---|
| Civita di Bagnoregio | 443 m | 120 km | 800.000+ | Identità visiva unica, marketing territoriale |
| Calcata | 227 m | 50 km | 150.000+ | Arte, artigianato, turismo esperienziale |
| Sermoneta | 257 m | 70 km | 100.000+ | Castello medievale, olio DOP, percorsi storici |
| Rocca Priora | 768 m | 20 km | Non rilevato | Potenziale interamente inespresso |
Civita di Bagnoregio è a 120 chilometri da Roma — sei volte più lontana di Rocca Priora. Riceve oltre 800.000 visitatori l’anno. Il suo segreto non è la posizione: è la narrazione. Il Comune ha investito nell’identità visiva, nella segnaletica, negli eventi, nella comunicazione digitale. Ha trasformato l’isolamento — Civita è raggiungibile solo a piedi su un ponte — da svantaggio in attrattiva irresistibile.
Calcata, a 50 chilometri da Roma, ha puntato sull’arte e sull’artigianato, attrezzando il borgo con gallerie, laboratori e un calendario di eventi che la rendono meta di weekend dal Natale all’estate. Sermoneta ha valorizzato il castello medievale dei Caetani e la produzione locale di olio DOP, costruendo un sistema di ospitalità che porta turisti anche nei mesi invernali.
Rocca Priora ha più risorse di tutti e tre. Ha l’altitudine di 768 metri, il clima, i boschi, il lago che potrebbe tornare, i maneggi, la piscina olimpionica, la storia — compresa la Battaglia del Lago Regillo del 496 a.C., uno degli episodi fondativi della Repubblica romana. Ha avuto per decenni un flusso turistico spontaneo di romani che salivano d’estate e che nessuno ha potuto strutturare, fidelizzare, moltiplicare — anche perché i fondi e gli strumenti per farlo erano spesso insufficienti, e anche perché i romani stessi, presi dalla smania moderna di cercare lontano quel che avevano vicino, hanno smesso di salire prima ancora che qualcuno potesse costruire un sistema per trattenerli.
Quel flusso se ne è andato. E nessun borgo laziale con queste caratteristiche è così invisibile sulla mappa del turismo italiano.
“Chi non valorizza ciò che possiede non merita di possederlo” non è un proverbio: è una legge economica. Rocca Priora la sta verificando ogni estate — insieme a quei turisti romani che preferiscono imbarcarsi su un aereo piuttosto che percorrere 20 chilometri verso uno dei luoghi più freschi e ricchi di storia del Lazio.
CONCLUSIONE
Perché Rocca Priora, che per decenni è stata il rifugio estivo dei romani, non riesce oggi a essere una meta turistica nonostante le sue risorse? Non per mancanza di risorse. Per una convergenza di fattori: la scarsità di strumenti economici a disposizione delle amministrazioni locali, la mancanza di un progetto territoriale di lungo respiro sostenuto dalla Regione, e — non da ultimo — la mutazione culturale di una società che ha imparato a cercare lontano quel che aveva sotto il naso, lasciando svuotarsi i borghi vicini mentre inseguiva mete esotiche.
Le amministrazioni comunali che si sono succedute meritano rispetto: hanno governato spesso con bilanci risicati, competenze limitate, e in un quadro normativo che non premia i piccoli comuni. A loro va il riconoscimento onesto di chi ha cercato di fare il meglio possibile. Ma il risultato che si vede è quello che è — e non può essere accettato come inevitabile.
La narrazione del declino inevitabile va demolita nella sua radice. Nessun borgo laziale con 768 metri di quota, boschi di castagno, un lago in attesa di rinascere, una storia millenaria, una piscina olimpionica e 30 minuti di distanza dalla capitale ha il diritto di spegnersi in silenzio. E nessun turista che si lamenta del traffico dell’Autostrada del Sole verso il Sud ha il diritto morale di non sapere che a 20 chilometri da casa sua esiste un luogo con 6-8 gradi in meno, i boschi, un museo unico al mondo e un lago che potrebbe tornare.
Quello che rimane dopo questa analisi è una domanda senza risposta pubblica: chi risponde, a Rocca Priora, degli alberi abbattuti sulla Via Tuscolana e poi abbandonati ai rovi? Chi risponde del Pantano della Doganella lasciato a impaludire mentre i fondi PNRR per la rinaturalizzazione delle zone umide restano inutilizzati? Chi risponde dei turisti romani che salivano d’estate e che nessuno — né le istituzioni né la gente stessa — ha mai pensato di trattenere costruendo un sistema di accoglienza?
I roccaprioresi — che questo paese lo abitano, lo amano e lo vedono svuotarsi stagione dopo stagione — meritano risposte precise, non promesse di cantieri che diventano discariche e laghi che non tornano mai.
Rocca Priora non è morta. È addormentata — come scrivevo già nel 2024 nel mio articolo sul Lago Regillo. Ma ogni anno di sonno produce danni irreversibili: alberi che non ricrescono, laghi che non tornano, turisti che non risalgono, giovani che non rientrano. Quanto tempo ha ancora?
Risposta diretta: Perché Rocca Priora, un tempo rifugio estivo dei romani, è oggi una meta turistica scomparsa?
Rocca Priora ha perso il flusso turistico spontaneo di decenni senza riuscire a costruire nulla per sostituirlo — in parte per la scarsità di mezzi economici delle amministrazioni locali, in parte perché il turismo ha cambiato direzione: la gente ha preso la smania di cercare lontano quel che aveva sotto il naso, e Rocca Priora è diventata invisibile proprio perché era troppo vicina per essere considerata una destinazione da sogno. Il Pantano della Doganella potrebbe diventare un lago con la chiusura di un emissario. Il Parco della Via Tuscolana è cantiere abbandonato. La causa non è geografica: è sistemica — e parzialmente culturale.
D: Rocca Priora era davvero una meta turistica per i romani?
R: Sì, fino agli anni Ottanta e Novanta migliaia di famiglie romane affittavano villette estive a Rocca Priora per sfuggire all’afa della capitale. Era un flusso consolidato e spontaneo. Si è spento per una combinazione di mancato aggiornamento delle strutture ricettive e di mutamento nei gusti collettivi: i romani hanno smesso di cercare il fresco a 20 km e hanno cominciato a cercare l’esotico a 2.000 km.
D: Cosa servirebbe concretamente per rilanciare Rocca Priora come meta turistica?
R: Tre interventi strutturali: la rinaturalizzazione del Pantano della Doganella con i fondi PNRR già disponibili, la realizzazione di sentieri escursionistici segnalati nei boschi di castagno, e una strategia di comunicazione che posizioni Rocca Priora come destinazione di turismo climatico a 30 minuti da Roma a 768 mslm.
D: Cos’è il Pantano della Doganella e perché è importante?
R: È l’area umida residua dell’antico lago prosciugato negli anni Trenta per alimentare l’acquedotto della Doganella. Con la sola chiusura dell’emissario potrebbe riformarsi come lago di 2-5 km², diventando un’oasi naturalistica unica nei Castelli Romani e una fonte diretta di lavoro e turismo per Rocca Priora.
D: Cosa è successo al Parco Archeologico della Via Tuscolana?
R: Sono stati abbattuti alberi quasi secolari e il terreno è stato rivoltato per avviare i lavori. Poi tutto è stato abbandonato: rovi, erbacce e rifiuti hanno colonizzato l’area. Nessuna comunicazione pubblica ha spiegato tempistiche, responsabilità o fondi spesi. I cittadini hanno diritto a sapere.
D: Quali borghi del Lazio dimostrano che il rilancio è possibile?
R: Civita di Bagnoregio, a 120 km da Roma, riceve oltre 800.000 visitatori annui partendo da risorse inferiori a quelle di Rocca Priora. Calcata e Sermoneta hanno costruito sistemi turistici stabili valorizzando arte, storia e prodotti locali. La differenza è il progetto e l’investimento, non la posizione geografica.
FAQ
Perché Rocca Priora ha smesso di essere il rifugio estivo dei romani?
Rocca Priora non ha smesso di avere le caratteristiche che la rendevano attrattiva: ha 768 metri di quota, boschi, aria fresca e 30 minuti da Roma. Ha smesso di essere una meta per due ragioni convergenti. Da un lato, nessuna amministrazione — spesso con risorse economiche insufficienti — ha mai trasformato il flusso turistico spontaneo in sistema organizzato. Dall’altro, i romani stessi hanno progressivamente spostato i loro desideri verso mete lontane, lasciandosi sedurre dall’esotico e smettendo di valorizzare quel che avevano vicino. La domanda non è scomparsa: si è spostata altrove — troppo spesso verso posti lontani e costosi, quando Rocca Priora offriva gratuitamente la stessa frescura.
Come potrebbe rinascere il Pantano della Doganella e chi dovrebbe farlo?
Tecnicamente, la riformazione del lago richiede la chiusura dell’emissario che ne drena le acque. Secondo le stime dell’ISPRA e del Parco dei Castelli Romani, il corpo idrico potrebbe raggiungere tra i 2 e i 5 km² senza interferire con i pozzi dell’acquedotto. La responsabilità è delle amministrazioni comunali, che potrebbero richiedere i fondi PNRR già disponibili per la rinaturalizzazione delle zone umide e avviare il progetto in collaborazione con il Parco Regionale dei Castelli Romani. I capitali ci sono. Serve la volontà — e forse anche un aiuto concreto dalla Regione Lazio.
Rocca Priora a 768 metri è davvero più fresca di Roma d’estate?
Sì, con dati documentati. La differenza termica tra Roma e i Castelli Romani a quote superiori ai 700 metri è di 6-8 gradi nei mesi di luglio e agosto, certificata dall’ARPA Lazio e dall’ISPRA. In anni di ondate di calore sempre più intense — con picchi romani di 38-40 gradi — questa differenza è salute, non semplice comfort. Rocca Priora potrebbe posizionarsi come destinazione di turismo climatico per anziani, famiglie e lavoratori in smart working. Non lo fa perché nessuno ha ancora costruito questa narrazione con gli strumenti adeguati — e perché la gente, purtroppo, è troppo impegnata a cercare il fresco alle Canarie per ricordarsi che l’ha a 30 minuti da casa.
Il Parco Archeologico della Via Tuscolana può ancora essere recuperato?
Il danno agli alberi abbattuti è irreversibile. Il terreno invaso da infestanti richiede oggi un intervento più costoso di quello originario. Il recupero è tecnicamente possibile ma richiede una rendicontazione pubblica di quanto già speso, una nuova progettazione e un cronoprogramma vincolante con responsabilità chiare. Senza queste condizioni, l’area rischia di restare un monumento permanente a un sistema che fatica a completare ciò che inizia — visibile ogni giorno a chiunque percorra la Via Tuscolana.
Un capolavoro mondiale nascosto a Rocca Priora: il Museo Robazza che nessuno sa che esiste
Nel centro storico di Rocca Priora, al Polo Culturale Monsignor Francesco Giacci, esiste un’opera unica al mondo. Il Maestro Mario Benedetto Robazza — scultore italiano nato nel 1934, scomparso nel 2020 — ha realizzato un nastro di sculture in altorilievo di 90 metri quadrati che racchiudono tutti e 34 i canti dell’Inferno di Dante. Diciotto pannelli in polvere di marmo resinata. Un’impresa artistica che non ha equivalenti sul pianeta. Il Museo Benedetto Robazza è aperto al pubblico dal 2018 con orari regolari.
Ho scoperto che esisteva dopo trent’anni che abito a Rocca Priora. TRENTA. Un’opera unica al mondo, a qualche centinaia di metri da casa mia, e nessun cartello stradale, nessuna segnaletica turistica, nessuna campagna di comunicazione aveva mai ritenuto necessario farmelo sapere. Questo non è un dettaglio biografico: è la misura esatta di quanto sia difficile promuovere la cultura locale quando mancano le risorse — e quando la gente, presa dalla smania di andare a vedere musei lontani, non pensa di cercare l’eccezionale in paese. Se un residente di trent’anni non sa che in paese esiste un museo di rilevanza mondiale, cosa sa un turista che arriva da Roma per il weekend?
Relegare un capolavoro di questa portata in uno stabile condiviso con la biblioteca comunale, senza una segnaletica degna di questo nome, senza inserirlo nei circuiti turistici dei Castelli Romani, senza una campagna che lo posizioni come la destinazione culturale più straordinaria dell’intera area metropolitana romana, è una lacuna che va colmata — non con le accuse, ma con la determinazione. Il Museo Robazza dovrebbe essere il primo motivo per cui un turista sale a Rocca Priora. È invece un segreto che i residenti scoprono per caso, trent’anni dopo essersi trasferiti.
Civita di Bagnoregio attira 800.000 visitatori l’anno con un borgo che si raggiunge solo a piedi su un ponte. Rocca Priora ha un museo unico al mondo e lo tiene nascosto come se fosse un archivio di pratiche comunali. La differenza non è la fortuna geografica: è la volontà — e la disponibilità di risorse per trasformarla in azione concreta.
Cosa possono fare concretamente i cittadini di Rocca Priora?
Tre azioni immediate e verificabili: documentare e pubblicare con foto e date lo stato del cantiere abbandonato sulla Via Tuscolana richiedendo formalmente all’amministrazione un resoconto pubblico dei fondi impegnati; chiedere alla giunta comunale un atto deliberativo sull’accesso ai fondi PNRR per la rinaturalizzazione del Pantano della Doganella; costruire una rete con le associazioni del Parco dei Castelli Romani per portare la questione del lago all’attenzione della Regione Lazio. Il cambiamento nei borghi che ce l’hanno fatta è partito quasi sempre dalla pressione civica, non dall’iniziativa istituzionale. E prima di andare a cercare un lago in Islanda, magari vale la pena scoprire che ne esiste uno pronto a tornare a 20 chilometri da casa.
Vedi anche: IL LAGO REGILLO
BIBLIOGRAFIA
- ISPRA — Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (2022). Impatti dei cambiamenti climatici sulla salute in Italia. Roma: ISPRA.
- Parco Regionale dei Castelli Romani (2023). Il Pantano della Doganella: scheda ecologica e stato di conservazione. Rocca di Papa.
- Bersani, P.; Ruisi, M. (2007). L’antico Lago della Doganella sui Colli Albani. In: Memorie Descrittive della Carta Geologica d’Italia. ISPRA.
- Regione Lazio — Assessorato al Turismo (2023). Rapporto sul turismo nei borghi del Lazio 2022-2023. Roma.
- Comune di Civita di Bagnoregio (2024). Report visitatori 2023. Bagnoregio: Ufficio Turismo.
- ARPA Lazio (2023). Monitoraggio climatico dei Castelli Romani: temperature medie stagionali. Roma.
- Castellinotizie.it (2024). Rocca Priora: recupero delle acque piovane, il progetto di un geologo locale. https://www.castellinotizie.it/2024/11/30/rocca-priora-recupero-delle-acque-piovane
- Parchilazio.it (2023). Zone umide del Parco: il Pantano della Doganella. https://www.parchilazio.it/schede-17955-zone_umide_del_parco_il_pantano_della_doganella
Dr. Zeno Pagliai — toscano per origine, romano per nascita, roccapriorese nel cuore.
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