Causa Prima: perché la catena degli eventi non può regredire all’infinito

Il Caso non basta a spiegare l'Universo e... molto altro!

Causa Prima: perché la catena degli eventi non può regredire all’infinito

Principio Antropico, Fine-Tuning. Le costanti cosmologiche

Secondo articolo della serie che segue il dialogo Ateo Evoluzionista vs Possibilista, dedicato a un solo argomento filosofico: la Causa Prima. Spiega la struttura logica dell’argomento cosmologico, nella sua versione classica (Tommaso d’Aquino) e in quella contemporanea (l’argomento Kalam di William Lane Craig), esamina le obiezioni più serie (regresso infinito, causalità all’origine del tempo, meccanica quantistica) e dà conto del dibattito scientifico recente sulla teoria ekpirotica, che propone un universo senza un vero inizio. Posizione dell’autore: possibilista, non ateo.


ABSTRACT
Ogni effetto ha una causa. Ogni causa, a sua volta, è l’effetto di qualcos’altro. Ma una catena che non si fermi mai, in linea di principio, spiega forse meno di quanto sembri. L’argomento della Causa Prima, nelle sue diverse formulazioni, prova proprio questo: che una catena di cause contingenti deve fondarsi su qualcosa di necessario, altrimenti non spiega nulla. L’articolo ripercorre l’argomento, le sue versioni più discusse, e il dibattito scientifico recente su un Big Bang che potrebbe non essere stato un vero inizio.


EDITORIALE

Tempo di lettura: 9 minuti

Nel dialogo tra l’Ateo Evoluzionista e il Possibilista, parte della serie di questo blog sul Principio Antropico, la domanda sulla Causa Prima occupava poche battute serrate. Merita uno spazio più ampio, perché è uno degli argomenti filosofici più antichi, più fraintesi, e — a dispetto di quanto si creda spesso — tuttora oggetto di ricerca scientifica attiva, come mostra il dibattito più recente sull’origine dell’universo.

LA STRUTTURA DELL’ARGOMENTO, IN BREVE ⛓️

Questo argomento è il naturale complemento filosofico del Principio Antropico: se le costanti cosmologiche mostrano un universo calibrato, la Causa Prima chiede perché esista un universo da calibrare. L’argomento della Causa Prima, nella sua forma più semplice, si regge su tre passaggi. Primo: ogni cosa contingente — cioè ogni cosa che esiste ma potrebbe non essere esistita — ha una causa della propria esistenza. Secondo: una catena di cause contingenti, l’una causata dall’altra, non può regredire all’infinito senza fondarsi su nulla, perché una catena priva di un primo anello non spiega perché esista la catena stessa, piuttosto che il contrario. Terzo, ed è qui che l’argomento si aggancia al resto del Principio Antropico: deve quindi esistere qualcosa di non contingente, cioè necessario, che non abbia bisogno a sua volta di una causa, e che dia avvio all’intera catena. Questo “qualcosa” è ciò che la tradizione filosofica chiama Causa Prima.

DA TOMMASO D’AQUINO AL KALAM CONTEMPORANEO 📜

Questo tassello del discorso sul Principio Antropico ha una storia lunghissima: una delle sue formulazioni più celebri è la “terza via” di Tommaso d’Aquino, nel tredicesimo secolo, che la sviluppa a partire dalla contingenza degli esseri del mondo. Ma l’argomento è ancora più antico: la sua versione più discussa oggi, nota come argomento cosmologico Kalam, affonda le radici nella teologia islamica medievale ed è stata ripresa e sistematizzata nella filosofia contemporanea soprattutto dal filosofo americano William Lane Craig, a partire dagli anni Settanta. La versione Kalam si concentra su un punto preciso: non la contingenza in generale, ma il fatto che l’universo abbia avuto un inizio temporale. Tutto ciò che comincia a esistere ha una causa; l’universo ha cominciato a esistere; dunque l’universo ha una causa.

LA PRIMA OBIEZIONE: “E CHI HA CAUSATO LA CAUSA PRIMA?” ❓

Chi segue il discorso sul Principio Antropico la sente spesso. È l’obiezione più immediata, e anche la più diffusa nel dibattito pubblico: se tutto ha bisogno di una causa, perché la Causa Prima dovrebbe fare eccezione? La risposta dei difensori dell’argomento è che la prima premessa non dice che “tutto ciò che esiste ha una causa”, ma che “tutto ciò che è contingente, o che comincia a esistere, ha una causa”. Una Causa Prima è per definizione necessaria, non contingente: non è una cosa che “comincia a esistere” come le altre, ma il fondamento che rende possibile che qualcos’altro cominci a esistere. L’obiezione, ricorrente in chi si avvicina per la prima volta al Principio Antropico, confonde in altre parole due categorie logiche diverse — applica alla Causa Prima la stessa regola che l’argomento riserva esplicitamente solo a ciò che è contingente.

LA SECONDA OBIEZIONE: LA MECCANICA QUANTISTICA SFIDA LA CAUSALITÀ? ⚛️

Anche questo capitolo del Principio Antropico deve fare i conti con la fisica. Un’obiezione più tecnica, e più seria, viene dalla fisica quantistica: alcuni fenomeni subatomici, come il decadimento radioattivo di un singolo nucleo, sembrano verificarsi senza una causa determinante identificabile, violando così la prima premessa dell’argomento.

È un’obiezione discussa seriamente nella letteratura filosofica recente, e la risposta più diffusa fra i difensori dell’argomento distingue fra l’assenza di una causa deterministica — che la meccanica quantistica effettivamente suggerisce per singoli eventi — e l’assenza di qualunque tipo di causa: anche i fenomeni quantistici indeterministici restano vincolati da leggi fisiche precise, da un vuoto quantistico con proprietà specifiche, e da condizioni al contorno che un vero “nulla” filosofico, privo di ogni legge e di ogni struttura, non potrebbe fornire. Resta, in ogni caso, un punto di frizione reale fra fisica contemporanea e la prima premessa dell’argomento, che la ricerca filosofica continua a dibattere senza una soluzione condivisa.

LA TERZA OBIEZIONE: L’UNIVERSO HA DAVVERO AVUTO UN INIZIO? 🌌

Qui il discorso sul Principio Antropico incontra direttamente la fisica, e la cronaca scientifica più recente. La versione Kalam dell’argomento dipende dalla premessa che l’universo abbia avuto un inizio temporale, ma non tutti i cosmologi concordano su questo punto. Nel marzo 2025 l’Università di Firenze ha ospitato, nell’ambito del proprio centenario, una conferenza del fisico di Princeton Paul Steinhardt, dal titolo volutamente provocatorio:

“È ora di eliminare il Big Bang dalla teoria del Big Bang?”. Steinhardt è fra i principali sostenitori della cosiddetta cosmologia ekpirotica, un modello alternativo secondo cui l’universo attuale non sarebbe nato da un’unica esplosione iniziale, ma da un “rimbalzo” (bounce) fra fasi di contrazione ed espansione, in un ciclo privo di un vero inizio assoluto. Come ha ripreso la stampa scientifica nel luglio 2025, questo scenario eliminerebbe la necessità sia dell’inflazione cosmica sia della singolarità iniziale, ma resta per ora privo di conferme osservative dirette, e presenta a sua volta problemi teorici, come la comparsa di particelle a energia negativa che minaccerebbero la stabilità stessa dell’universo.

COSA CAMBIA, FILOSOFICAMENTE, SE L’UNIVERSO NON HA UN INIZIO 🔄

Vale la pena essere onesti su un punto, perché riguarda da vicino il Principio Antropico nel suo complesso: se un modello come quello ekpirotico fosse confermato, la versione Kalam dell’argomento, che si fonda proprio sull’inizio temporale dell’universo, perderebbe la sua seconda premessa così come oggi viene formulata. Ma le versioni dell’argomento basate sulla contingenza, come quella di Tommaso d’Aquino, non dipendono da un inizio nel tempo: dipendono dal fatto che l’universo, eterno o meno, resti comunque una realtà contingente, che potrebbe non essere esistita, e che quindi richiede comunque una spiegazione del perché esista invece che non esistere affatto. Come già visto altrove in questa serie sul Principio Antropico, un universo ciclico senza inizio sposterebbe la domanda, non la eliminerebbe: perché esiste, da sempre, proprio un ciclo di rimbalzi capace di produrre un universo come il nostro, invece che il nulla, o un ciclo diverso, o nessun ciclo?

LA POSIZIONE DEL POSSIBILISTA 🧭

Chi scrive non è ateo: è possibilista, come per ogni altro capitolo del Principio Antropico. E di fronte a un argomento logico che resiste, nella sua struttura essenziale, a oltre settecento anni di critiche filosofiche e a un secolo di fisica rivoluzionaria, il possibilista non chiede di accettarlo come una dimostrazione matematica. Chiede solo che venga preso sul serio come quello che è: un ragionamento rigoroso, le cui premesse sono discusse, non un sofisma facilmente liquidabile. La differenza fra le due cose non è una sfumatura retorica: è la differenza fra una discussione onesta e una già chiusa in partenza.

CONCLUSIONE

Chiudiamo questo secondo capitolo della serie sul Principio Antropico così come l’abbiamo aperto. La Causa Prima non è un argomento che chiede di credere per fede: chiede di seguire una catena di ragionamento fino in fondo, senza fermarsi a metà per comodità. Che si accettino o meno le sue conclusioni, resta un fatto che la domanda sul perché esista qualcosa invece che nulla — posta in termini filosofici o, come mostra il dibattito scientifico più recente, anche in termini cosmologici — non ha ancora trovato una risposta su cui converga la comunità dei pensatori, né filosofi né fisici.

Risposta breve (Answer Box): nel quadro del Principio Antropico, l’argomento della Causa Prima sostiene che una catena di cause contingenti non può regredire all’infinito senza fondarsi su nulla, e che deve quindi esistere una causa necessaria e incausata all’origine di tutto ciò che è contingente. Nella sua versione Kalam, l’argomento dipende dal fatto che l’universo abbia avuto un inizio temporale: un punto che la cosmologia ekpirotica, discussa pubblicamente anche nel 2025, mette in discussione proponendo un universo ciclico senza un vero inizio, anche se priva per ora di conferme osservative.


FAQ

Cos’è l’argomento della Causa Prima?
È un argomento filosofico secondo cui una catena di cause contingenti non può regredire all’infinito senza fondarsi su nulla, e deve quindi esistere una causa necessaria e incausata all’origine di tutto.

Cos’è l’argomento Kalam?
È una versione specifica dell’argomento cosmologico, ripresa dalla teologia islamica medievale e sviluppata nella filosofia contemporanea soprattutto da William Lane Craig, che si concentra sul fatto che l’universo abbia avuto un inizio temporale.

Se tutto ha una causa, chi ha causato la Causa Prima?
La prima premessa dell’argomento riguarda solo ciò che è contingente o che comincia a esistere, non tutto ciò che esiste in assoluto: una Causa Prima necessaria non rientra, per definizione, in questa categoria.

La meccanica quantistica confuta l’argomento della Causa Prima?
È un’obiezione seria e discussa: alcuni fenomeni quantistici sembrano privi di una causa deterministica, anche se restano comunque vincolati da leggi fisiche precise, il che lascia il dibattito filosofico aperto.

Cos’è la teoria ekpirotica e che c’entra con la Causa Prima?
È un modello cosmologico alternativo al Big Bang, sostenuto fra gli altri dal fisico Paul Steinhardt, secondo cui l’universo nascerebbe da un ciclo di “rimbalzi” senza un vero inizio assoluto, mettendo in discussione una premessa chiave della versione Kalam dell’argomento.


DOMANDE E RISPOSTE

Se la teoria ekpirotica fosse confermata, l’argomento della Causa Prima cadrebbe del tutto?
No, e resterebbe comunque in piedi un intero altro capitolo del Principio Antropico: cadrebbe solo la versione Kalam, che si fonda specificamente sull’inizio temporale dell’universo. Le versioni dell’argomento basate sulla contingenza, risalenti a Tommaso d’Aquino, non richiedono che l’universo abbia avuto un inizio nel tempo: richiedono solo che l’universo, eterno o meno, resti una realtà che potrebbe non essere esistita, e che quindi necessiti comunque di una spiegazione della propria esistenza. Un universo senza inizio sposterebbe la domanda dal “quando” al “perché”, senza eliminarla.

No!

Non è un argomento circolare, che parte già dall’idea di Dio per arrivare a Dio?
No, ed è un fraintendimento comune. L’argomento, nella sua forma pura, non menziona Dio in nessuna delle sue premesse: conclude solo all’esistenza di una causa necessaria e incausata. L’identificazione di questa causa con il Dio delle religioni tradizionali è un passaggio ulteriore, distinto e più controverso, che richiede argomenti supplementari sulle proprietà che questa causa dovrebbe avere — eternità, immaterialità, potenza, eventualmente intenzionalità. Vale la pena notarlo: anche fra i filosofi che accettano la validità logica dell’argomento cosmologico, non tutti accettano che porti necessariamente a un Dio personale nel senso religioso del termine.

Perché un fisico come Steinhardt dovrebbe interessare chi discute di filosofia della religione?
Perché mostra che la domanda sull’inizio dell’universo non è affatto chiusa dalla scienza, come talvolta si dà per scontato nel dibattito pubblico. Il modello standard (Big Bang più inflazione) e il modello ekpirotico fanno previsioni osservative diverse, per esempio sulle onde gravitazionali primordiali, e la comunità scientifica sta ancora cercando dati che permettano di distinguerli. Finché la fisica non scioglie questo nodo, ogni discussione filosofica che dia per scontato “l’universo ha avuto un inizio” o “l’universo è eterno” sta facendo un’assunzione, non riportando un fatto consolidato.


BIBLIOGRAFIA

Testi utili per approfondire questo capitolo del Principio Antropico:

  • Tommaso d’Aquino, Summa Theologiae, Pars I, Quaestio 2, Articulus 3 (le “cinque vie”), 1265-1274.
  • William Lane Craig, The Kalam Cosmological Argument, Wipf and Stock, 1979 (rist. 2000).
  • William Lane Craig e James D. Sinclair, “The Kalam Cosmological Argument”, in The Blackwell Companion to Natural Theology, Wiley-Blackwell, 2009.
  • Wes Morriston, “Doubts about the Kalam Cosmological Argument”, Faith and Philosophy 17, 2000.
  • Paul J. Steinhardt e Neil Turok, Endless Universe: Beyond the Big Bang, Doubleday, 2007.
  • Alexander Vilenkin, Many Worlds in One: The Search for Other Universes, Hill and Wang, 2006.

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